Marcatori del cancro alla prostata

Medicalbox - Dott. Monica - I marcatori del Tumore alla Prostata

Le verdure sono utili per la prostata

Il -2proPSA è dunque in grado di garantire non solo una più accurata identificazione del tumore prostatico, ma anche una migliore definizione dell'indice di aggressività dello stesso. Il carcinoma prostatico è il tumore maligno non cutaneo più diffuso tra la popolazione maschile: 1 soggetto su 11 nella fascia di età compresa fra 40 e 70 anni circa 14 milioni di soggetti nel nostro Paese potrebbe ricevere questa diagnosi, che purtroppo ancora oggi è responsabile in Italia di circa 7.

Ogni anno, in Italia, vengono diagnosticati Il trasferimento di queste conoscenze nella pratica clinica quotidiana potrà consentire di ridurre considerevolmente, oltre al numero delle biopsie prostatiche inutili, anche quello dei trattamenti non necessari e la frequenza dei controlli, con chiari vantaggi sia per la qualità della vita del paziente sia per la spesa pubblica.

Va eseguito solo quando è necessario, cioè dopo i 50 anni, se vi è familiarità diretta per questo tumore e quando si soffre di disturbi urinari. In questi casi sono necessari ulteriori accertamenti, in particolare attraverso la biopsia, per arrivare a una marcatori del cancro alla prostata più precisa. Al tradizionale test di partenza Psa si affiancano due marcatori PHI e PCA3 che consentono di ottenere risultati più specifici e quindi di maggiore, anche se non totale, affidabilità.

Non vi sono evidenze scientifiche che stabiliscano l'opportunità di utilizzare lo screening in maniera marcatori del cancro alla prostata sulla popolazione generale, tendenza che aumenterebbe il rischio di sovradiagnosi ed uno scarso vantaggio in termini di riduzione di mortalità. È importante, anche per la sostenibilità del sistema, che venga operato un bilancio tra costi e benefici. Passi avanti in questi ultimi anni sono stati fatti. E la sopravvivenza media del carcinoma della prostata ormonoresistente infatti è passata da uno a quasi 5 anni.

Il carcinoma prostatico un tempo poteva essere trattato solo con la terapia antiormonale, oggi nuovi farmaci chemioterapici e target antiandrogeni hanno cambiato radicalmente le prospettive, anche per la fase metastatica. Il primo, spiegano gli studiosi, si effettua con un semplice prelievo del sangue e consente, contrariamente al passato, di misurare il Psa in tutte le sue frazioni. Un'equazione aritmetica di tutte queste componenti permette di ottenere un valore, l'indice di salute prostatica, che, se inferiore a 28, indica un minore rischio di presenza tumorale.

Il marcatore PCA3 è un antigene tumorale, rilevabile nelle urine dopo che il medico, nel corso della visita, ha effettuato un massaggio prostatico per via rettale. Entrambi i test non sostituiscono il Psa, ma si affiancano a questo per offrire al medico un ventaglio più ampio di elementi di valutazione. I valori soglia del Psa attualmente consigliati sono convenzionali e hanno un basso valore predittivo, sia positivo che negativo.

È altrettanto vero che l'adozione di valori più bassi tenderebbe ad aumentare i costi, la morbilità, il numero di biopsie e di neoplasie non aggressive sovradiagnosticate. Sono stati proposti numerosi metodi per migliorare la specificità del test in modo da ridurre le biopsie non necessarie. Un altro strumento è rappresentato dalla cosiddetta Psa density, che esprime il rapporto tra Psa circolante e dimensioni della ghiandola prostatica misurate con l'ecografia. L'abitudine di bere molto caffè potrebbe più che dimezzare le probabilità di sviluppare un tumore alla prostata mortale.

Secondo uno studio dell'Università di Harvard durato 20 anni e che ha coinvolto quasi 50mila uomini, bevendo almeno sei caffè al giorno si ha il 20 per cento di probabilità in meno di ammalarsi di cancro alla prostata rispetto a chi non ne beve neanche una tazzina. Ma non finisce qui. Gli amanti del caffè, come ha riportato il Journal of the National Cancer Institute, sono risultati avere addirittura il 60 per cento di probabilità in meno di morire per colpa di questo tumore.

Lo studio ha, inoltre, scoperto che non c'è, in questo caso, alcuna differenza tra il caffè tradizionale e quello decaffeinato. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno confrontato l'abitudine del marcatori del cancro alla prostata caffè marcatori del cancro alla prostata uomini ogni quattro anni tra il e il Due terzi dei partecipanti ha dichiarato di berne almeno una tazzina al giorno e il 5 per cento sei. Su Anche una quantità più piccola di caffè, da una tazzina a tre al giorno, ha abbassato il rischio di ammalarsi del tumore mortale di circa il 30 per cento.

E più aumenta la quantità di caffè assunto, maggiore risulta l'effetto protettivo contro il tumore alla prostata. Inoltre, diversi studi scientifici hanno rilevato che la caffeina ha una serie di effetti benefici sulla salute, tra cui ridurre le probabilità di soffrire d'asma, Alzheimer e sclerosi multipla.

Ma in questo caso i ricercatori ritengono che siano altre le sostanze chimiche che producono effetti benefici. Sono convinti che siano gli antiossidanti a ridurre il rischio di sviluppare tumori mortali alterando i livelli di ormoni sessuali, regolando quelli degli zuccheri nel sangue e alleviando le infiammazioni.

L'abiraterone acetato incrementa la sopravvivenza Pazienti affetti da cancro alla prostata metastatico sottoposti a chemioterapia e trattati successivamente con abiraterone acetato associato a prednisone, hanno ottenuto un aumento della sopravvivenza marcatori del cancro alla prostata rispetto ai pazienti trattati con placebo e prednisone.

Lo studio di Fase III randomizzato, controllato verso placebo, COU-AA, ha marcatori del cancro alla prostata che la molecola abiraterone acetato, inibitore della biosintesi degli androgeni, aumenta la sopravvivenza globale nei pazienti affetti da carcinoma prostatico metastatico che non rispondono alla chemioterapia.

Abiraterone acetato è un inibitore orale della biosintesi degli androgeni, che agisce attraverso l'inibizione selettiva dell'enzima complesso CYP17, necessario a queste tre fonti di produzione di testosterone. Lo studio ha incluso 1. I ricercatori hanno affermato che, nonostante l'età avanzata e la fragilità della popolazione trattata, i pazienti hanno manifestato un alto livello di compliance alla terapia con abiraterone acetato, e gli effetti collaterali risultavano tollerabili e marcatori del cancro alla prostata.

Il farmaco scoperto all'Institute of Cancer Research ha dimostrato di poter prolungare significativamente la vita di molti uomini, dando ai medici una valida opzione per un nuovo trattamento. Dal successo di questo studio è ormai chiaro che gli uomini con un tumore alla prostata avanzato possono comunque beneficiare di trattamenti mirati a base di ormoni maschili.

Questo ha corretto 40 anni di malintesi su questa malattie, e gli esperti si augurano possa portare allo sviluppo di ulteriori trattamenti ormonali di seconda linea per questi uomini, molto simili a quelli usati con successo per curare il cancro al seno. Tuttavia i marcatori del cancro alla prostata britannici hanno sviluppato un farmaco che blocca la produzione del testosterone in tutte le parti del corpo e non solo nei testicoli. Lo studio è stato fatto esaminando le cartelle cliniche di più di 20mila pazienti curati tra il e il Nel 49 per cento dei casi marcatori del cancro alla prostata tumore alla prostata è risultato essere la principale causa di morte, mentre nel 12 per cento lo sono stati altri tumori, nel 17 per cento problemi cardiaci, nell'8 per cento polmonite e nel restante 13 per cento altre cause.

Esegui una ricerca. Calvizie precoce legata a rischio cancro alla prostata Visto quanto è diffuso il problema della calvizie in Italia, questa notizia potrebbe far allarmare. Secondo una ricerca pubblicata dalla rivista Annals of Oncology, chi inizia a perdere i capelli intorno ai 20 anni è a marcatori del cancro alla prostata rischio di cancro alla prostata rispetto agli altri. La probabilità di avere il tumore sarebbe addirittura doppia.

I ricercatori del Georges Pompidou Hospital di Parigi hanno esaminato uomini di mezza età, di cui avevano marcatori del cancro alla prostata un tumore alla prostata, chiedendo loro di ricordare se e quando avevano iniziato a perdere i capelli. Il 5 per cento dei partecipanti sani ha dichiarato di avere avuto un inizio di calvizie 20 anni, mentre marcatori del cancro alla prostata gruppo la percentuale era doppia.

Secondo gli esperti ci sono due possibili cause per questa correlazione, da una parte la calvizie precoce potrebbe avere una causa genetica in comune con la predisposizione al tumore, dall'altra è possibile che alti livelli di testosterone siano responsabili per entrambi i fenomeni. Questi due fattori potrebbero essere anche combinati. Torna ai risultati della ricerca.